Tartarughe marine

La barriera di Dhigurah è uno dei posti migliori dell’Atollo di Ari Sud per nuotare con le tartarughe marine, spesso a pochi metri dalla riva.
Alle Maldive sono state segnalate cinque specie, ma qui si incontrano soprattutto la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata).
Molte vivono stabilmente sulla barriera della stessa isola, e non è raro rivedere più volte lo stesso esemplare.
Come lo squalo balena e la manta, anche ogni tartaruga ha la sua “impronta digitale”: il disegno delle scaglie ai lati del muso, unico e immutabile per tutta la vita.
I ricercatori dell’Olive Ridley Project le riconoscono proprio da queste foto: alle Maldive hanno già identificato oltre 5.000 tartarughe embricate e più di 1.700 tartarughe verdi.
Chiunque può contribuire: basta una foto nitida del profilo del muso, scattata senza avvicinarsi troppo né disturbare l’animale.
Le due specie si distinguono facilmente: la tartaruga verde ha la testa piccola e arrotondata, quella embricata un becco appuntito simile a quello di un uccello.

Anche l’alimentazione è diversa: la tartaruga verde da adulta mangia quasi solo alghe e fanerogame marine, l’embricata invece si nutre soprattutto di spugne.
Il nome della tartaruga verde non deriva dal guscio ma dal colore del suo grasso, verdastro proprio per la dieta a base di alghe.
Le tartarughe respirano aria, ma quando riposano sul fondo possono restare in apnea per ore.
Le femmine tornano a deporre le uova sulle spiagge dove sono nate, anche dopo decenni passati in mare.
È la temperatura della sabbia a decidere il sesso dei piccoli: più calda nascono femmine, più fresca nascono maschi.
La tartaruga embricata è in pericolo critico e quella verde è in pericolo: alle Maldive la loro cattura è vietata e sono protette per legge.
Per incontrarle nel rispetto della natura serve mantenere la distanza, non toccarle e non inseguirle: l’incontro dipende sempre dalla loro libera scelta.