Mante

Le acque intorno a Dhigurah sono frequentate dalla manta di barriera (Mobula alfredi), uno degli animali più eleganti dell’oceano.
Le Maldive ospitano la più grande popolazione conosciuta al mondo di questa specie: i ricercatori della Manta Trust ne hanno identificati oltre 5.000 esemplari.
Può superare i 3 metri di apertura alare. La sua “cugina”, la manta oceanica, arriva fino a 7 metri e alle Maldive è molto più rara.
Come lo squalo balena, ogni manta ha sul ventre un disegno di macchie scure unico, una vera e propria impronta digitale.
Questo disegno non cambia per tutta la vita: basta una foto del ventre per riconoscere lo stesso esemplare anche a distanza di anni.
È così che i ricercatori seguono le mante, ricostruendo i loro spostamenti, le nascite e il ritorno negli stessi luoghi.
Anche i subacquei e gli snorkelisti possono contribuire, inviando le loro foto ai programmi di ricerca, e ogni manta nuova riceve un nome.
Anche il dorso aiuta a distinguere le specie: la manta di barriera ha sulle spalle chiazze chiare dalla forma più morbida, mentre quella oceanica le ha nette, a forma di “T”.

Esistono anche mante quasi interamente nere, dette melaniche: un incontro raro e indimenticabile.
Le mante seguono i monsoni e i movimenti del plancton: nell’Atollo di Ari Sud la stagione migliore va indicativamente da dicembre ad aprile.
Spesso si fermano sulle “stazioni di pulizia”, punti della barriera dove piccoli pesci rimuovono parassiti e pelle morta dal loro corpo.
Si nutrono di zooplancton filtrando l’acqua, e a volte compiono capriole all’indietro per restare sulla stessa nuvola di cibo.
Davanti alla bocca hanno due pinne cefaliche che srotolano per convogliare il cibo e arrotolano quando nuotano.
Non hanno aculeo né denti per mordere, quindi sono del tutto innocue per l’uomo.
Hanno il cervello più grande, in proporzione al corpo, tra tutti i pesci, e alcuni studi suggeriscono che sappiano riconoscersi allo specchio.
Si riproducono molto lentamente: la gestazione dura circa un anno e nasce un solo piccolo, spesso a distanza di diversi anni.
Per questo sono classificate come specie vulnerabile, e alle Maldive sono protette per legge.
Come ogni incontro in mare aperto, avvistarle dipende dalle condizioni naturali e dalla libera scelta degli animali.